alla sera, quando la luce dell’ultimo lampione si accende, mentre lontano svanisce l’eco di chi rincasa frettolosamente,

c’è un luogo dove trovi sempre la porta socchiusa, dove entri in punta di piedi

e ti spogli del vestito pesante della quotidianità

è un “non luogo”,

perché di tutti,

perché appartiene a tutti e parla di tutti e per tutti,

perché racchiude mille altri luoghi…

fatti di inchiostro, di vite, di storie e cantastorie…

di racconti di terra e di mare, antichi e nuovi…

di parole sussurrate, gridate, dimenticate e ritrovate

di amici fedeli,

di compagni di carta che strizzano l’occhio dagli scaffali…

e non tradiscono mai…

 

è il terzo luogo,

il piccolo salotto della lettura a voce bassa, a luce soffusa

per chi si vuole bene e, malgrado tutto, ama ancora lasciarsi trasportare nella

favola infinita che e’ l’umanità

 

auguri, siete forti.

iacopo f.

 

 

marzo 2010.il centro di Sarzana ci piace e il terzo luogo e’ nel posto giusto, con i libri giusti e cioccolata per tutti i … GIUSTI!!

nella tradizione ebraica si racconta che da sempre nell’umanità si muovano 36 giusti che hanno a cuore le sorti del mondo e non ammettano ingiustizie. Oggi l’ingiustizia è abbattere la cultura, la conoscenza, tentare di renderci tutti uguali. Il terzo luogo fa incontrare persone, circolare idee, proporre cultura. forse non e’ molto, ma è sicuramente “giusto”.

 

Paolo P.

 

Buon Compleanno ragazzi, se me lo posso permettere!

Cos’è il Terzo Luogo? Sicuramente un luogo piacevole che di questi periodi è molto importante che ci

siano.

 

Walter B.

 

“Bottega o cultura: non sempre esiste il problema”

Oggi siamo abituati a pensare al “Bottegaio” come ad un uomo grassoccio e rubicondo con SUV, amante, casa al mare e con una moglie paffuta, dal colorito rosso e ampiamente incollanata. Oppure snella, tutta Beauty Club e comunque sempre incollanata.

Ma non è sempre stato così, e talvolta non lo è ancora oggi. In passato un certo Giotto andò “a bottega” da un bottegaio di nome Cimabue. E il risultato lo conosciamo tutti. Scendendo poi dal’Empireo dell’arte alla vita quotidiana, quanti sono gli artigiani (chi li trova li paga a peso d’oro) che hanno imparato il mestiere nella bottega di un esperto?

Di botteghe, come di uomini, ce ne sono di tanti tipi. A me piace la bottega dove non vai per comperare qualcosa con il denaro (che meravigliosa e malefica invenzione il denaro), ma quella dove vai per acquisire qualcosa.

E in questa bottega, chiamata Il Terzo Luogo (che bello trovare qualcuno che non vuole essere il primo a tutti i costi, ma si sazia del secondo o terzo posto!) puoi acquisire (acquistare) tante cose: compagnia, consigli, informazioni, persino libri.

Confermo l’opinione di quello scrittore. I due bottegai sono due folli, ma che Dio benedica certe follie. E comunque, un’idea come questa, solo loro due potevano farla funzionare.

Perciò, per il primo compleanno, In bocca al lupo, con tutto il cuore, da Oriele B.

 

Cos’è,per me,il Terzo Luogo? Un affascinante angolo dello splendido centro storico di Sarzana in cui assaporare momenti deliziosi tra libri curiosi, tè profumatissimi, incontri vari, mostre interessanti e, soprattutto, tra i suggerimenti preziosi e l’accoglienza cordiale di Chiara e Alessandro. Chi sono? Una tenerissima coppia di sposi che ha deciso di avventurarsi, contemporaneamente, nella…vita matrimoniale e in quella libraria! Posso dire di aver trascorso gran parte delle mie serate vacanziere in loro compagnia, comodamente seduta a leggere in una delle confortevoli salette,davanti ad una tazza di tè! Dal 13 marzo dello scorso anno c’è una ragione in più per visitare Sarzana!!!

Rita C.

 

P.S. A Torino, dove vivo, non c’è nulla di simile e devo confessarvi, carissimi Chiara e Alessandro, che mi mancate un po’!

 

 

Ciao ragazzi. Tanti auguri per il vostro primo compleanno in libreria. Anche se sono piuttosto in ritardo, spero vi siano graditi. Anzi, a volte sono meglio in ritardo, quando non ci si pensa più!

Mario C.

 

 

 

“Bottega o cultura: non sempre esiste il problema”

Oggi siamo abituati a pensare al “Bottegaio” come ad un uomo grassoccio e rubicondo con SUV, amante, casa al mare e con una moglie paffuta, dal colorito rosso e ampiamente incollanata. Oppure snella, tutta Beauty Club e comunque sempre incollanata.

Ma non è sempre stato così, e talvolta non lo è ancora oggi. In passato un certo Giotto andò “a bottega” da un bottegaio di nome Cimabue. E il risultato lo conosciamo tutti. Scendendo poi dal’Empireo dell’arte alla vita quotidiana, quanti sono gli artigiani (chi li trova li paga a peso d’oro) che hanno imparato il mestiere nella bottega di un esperto?

Di botteghe, come di uomini, ce ne sono di tanti tipi. A me piace la bottega dove non vai per comperare qualcosa con il denaro (che meravigliosa e malefica invenzione il denaro), ma quella dove vai per acquisire qualcosa.

E in questa bottega, chiamata Il Terzo Luogo (che bello trovare qualcuno che non vuole essere il primo a tutti i costi, ma si sazia del secondo o terzo posto!) puoi acquisire (acquistare) tante cose: compagnia, consigli, informazioni, persino libri.

Confermo l’opinione di quello scrittore. I due bottegai sono due folli, ma che Dio benedica certe follie. E comunque, un’idea come questa, solo loro due potevano farla funzionare.

Perciò, per il primo compleanno, In bocca al lupo, con tutto il cuore, da Oriele B.

 

 

Buon compleanno!!!

Purtroppo non sono venuta spesso a trovarvi,in questo anno appena passato,altri

problemi mi hanno assorbito il tempo e anche la mente. Ma le cose sono andate

bene, il tempo ,il mio tempo,sta ritornando,e di sicuro verrò a trovarvi domani,

per lasciare un libro a qualcuno che non conosco (che bellissima cosa),per farvi

un saluto, per augurarvi  BUON COMPLEANNO!!! E adesso vi racconto in

poche, sgangherate righe cos’è , per me, un Terzo Luogo.

 

Per me, è il luogo della mente, dell’anima ( se esiste), il luogo dei pensieri,dei ricordi,delle speranze… E’ il luogo in cui sogno,rido forte,canto a squarciagola mentre guido, parlo e ascolto e qualcuno mi abbraccia, viaggio,corro incontro al vento, sento profumi meravigliosi e anche no, sorrido agli sconosciuti,mi lascio lentamente scaldare da un amore,stringo forte a me mia figlia,anche quando mi considera molesta,faccio i conti con la mia vita e anche se non tornano so che c’è ancora domani…E’ un luogo piccolo e dolce,dove non mi sento mai sola, è il posto segreto dove rimango ore a leggere un buon libro,rannicchiata sul mio divano,mentre fuori piove…è IL LUOGO, quello che abbiamo tutti dentro e guai, davvero guai , a provare a portarcelo via!!! Scusate la banalità,ma non so fare di meglio. Un saluto affettuoso e mille auguri.

Eva F.

 

 

“Gli acrobati”

“un buon acrobata non fa mai vedere lo sforzo”

Ho letto questa frase tanto tempo fa, non ricordo dove, ogni tanto mi torna in mente. Se penso a Chiara e Alessandro, se penso al Terzo Luogo, sì… penso a due acrobati che costantemente, ogni giorno, si esercitano, si coltivano, per tenere in equilibrio con leggerezza e curiosità lettura e confronto, ricerca creativa, buona musica e cinema…tutto senza far percepire il grande lavoro e lo sforzo, ma anzi, aggiungendo un buon caffè!

Simona L.

p.s: ho chiesto ad Agata di fare un disegno di due “librai-acrobati”, e lei, in circa un minuto e mezzo ha fatto questo che vi allego.

 

Simona L.

 

 

 

Ll terzo luogo per me che abito a Marina di Carrara è diventato un terzo punto di riferimento, insieme ad altri due luoghi di cui non farò menzione, dove potersi muovere con piacere alla ricerca di un testo particolare, dove la parola non è esposta come prodotto alimentare e in cui si respira l’amore per queste scatole magiche che sono i libri… Ecco, se devo dire cos’è per me una libreria direi una scatola magica da cui estrarre ogni volta nuove meraviglie.

Qualcuno vi ha dato dei pazzi, io invece vi ci vedo già un po’ stretti lì, state crescendo e presto vi ci vorrà un posto più grande!!! grazie di esserci

elly

 

 

 

 

Il Terzo Luogo, per me
è quello che mancava in città

Volti sorridenti fra i libri,
voci gradevoli e pacate,
passione, sincerità ed educazione.
E soprattutto, ciò che l’occhio umano non può vedere,
ne l’orecchio udire…
sensazioni positive.

 

Saluti ed auguri

Massimo A.

 

Il “terzo luogo” è stata la più bella sorpresa dell’estate 2010!

Fabio M.

 

 

Amo la lettura e amo i libri dove cerco e trovo quello che sono. Il mio sogno era aprire una libreria con sala da the, dove accogliere la gente  con il calore della conoscenza e dove scambiare chiacchiere di qualità. L’ho trovato già esaudito in via Fiasella, una libreria che non è solo tale, gestita da due persone speciali.

Auguri di buon compleanno Terzo luogo!

Lidia S.

 

Che dire Il terzo luogo è la libreria più ospitale e tranquilla e ben rifornita che conosca, anche voi proprietari siete sempre molto disponibili. Sono convinta che il posto più bello dove leggere con tranquillità un buon libro sia da voi nella vostra accogliente saletta.
Continuate così.

Ilenia L.

 

 

Amo le librerie di qualsiasi genere, ci passerei delle ore a sfogliare, leggere, guardare… La vostra poi è una libreria particolarmente divertente, un po’ folle, è vero, ma bellissima…Ricevo sempre i vostri inviti e li trovo molto interessanti, ma per una cosa o per un’altra non riesco mai a venire alle presentazioni che tanto mi incuriosiscono. Prima o poi ci riuscirò, spero… Da buona catalana che sono, vi propongo un’iniziativa. Una delle feste che più mi piacciono della mia terra è EL DIA DEL LLIBRE. Mi manca tanto e io continuo ostinatamente a festeggiarlo da sola… Il 23 Aprile è SANT JORDI (San Giorgio, il patrono di Barcellona). Quel giorno tutte le librerie della città mettono le bancarelle per strada. E’ bellissimo! La tradizione vuole che quel giorno le donne regalino un libro ai suoi uomini (marito, fidanzato, padre, figlio, amico…non c’è una regola fissa) e gli uomini regalino alle donne una rosa rossa.

Quando ero piccola, la mia scuola faceva sempre una gara di scrittura (un anno prosa, l’anno dopo poesia) iniziavamo a consegnare i nostri lavori qualche settimana prima ed il giorno 23 aprile si celebrava una cerimonia dove si consegnavano i premi al migliore di ogni classe.

 

Cercherò di venire il 25 marzo! Ma se non ce la faccio, tanti auguri di buon compleanno!

Maria S.

 

 

 

 

Buon compleanno a due persone serie … confidando che rimarranno tali … perché

anche al serietà è un terzo luogo.

Salvo P.

 

 

Grazie per la vostra follia!

….Ce ne vorrebbero di folli come voi!

con stima e affetto Mari e Ale P.

 

IL TERZO LUOGO

Di Angela Minniti

 

Ciccio era un bambino molto curioso: stava tutto il giorno davanti al computer, sempre in linea con la sua scuola, cercando di imparare tutto, ma proprio tutto quello che il maestro virtuale gli proponeva. Si collegava poi con le Granditeche di tutto il mondo, dove erano sempre disponibili approfondimenti su tutto ciò che gli interessava, che so… gli animali della Cina, i musei di New York, i nuovi tipi di navicelle spaziali, etc etc. Una sera, era lì davanti al suo portatile e cercava di ingannare il tempo, aspettando che i suoi genitori finissero di inviare alle loro aziende i dati lavorativi quotidiani, prima di andare tutti insieme a cena. Provò a cercare qualcuno degli amici con cui stava sempre in contatto tramite il social network più famoso del momento, “Sempreinsieme.it” e con cui si faceva ogni giorno un sacco di risate, in un continuo scambio di barzellette e battute… niente… a quell’ora nessuno era più in linea. Allora, un po’ per caso e un po’ per noia, cliccò su un’icona del suo schermo corredata dalla seguente didascalia “Giochi e passatempi del passato”.

Il motore di ricerca si avviò, rapidissimo, e quasi subito comparvero sullo schermo tantissimi indirizzi di siti web. Ciccio, con fare sicuro, si muoveva fra le varie pagine quando una scritta piccolina attrasse la sua attenzione “La palla e i suoi cento giochi”.

La “palla”…che cosa era una palla? Era forse una specie di programma primitivo con cento link tutti diversi? Non c’era che da andare a vedere…e così Ciccio andò avanti. Si aprì davanti ai suoi occhi una schermata con moltissime icone che consentivano l’accesso ad altrettanti video, tutti con nomi strani: ”Gioco del Calcio” “Palla prigioniera”, Palla a muro”, Palla a canestro”, ”Palla avvelenata”, “Il gioco della pallacorda”, “Come giocare a palla da soli, in due, in tre, in quattro…” Ciccio non credeva ai suoi occhi…gli sembrava di essere entrato in un mondo sconosciuto. A questo punto voleva proprio saperne di più e, dimentico ormai di un certo languorino che fino a qualche minuto prima gli era sembrato quasi insopportabile, aprì il primo video e rimase di sasso. C’erano ventidue ragazzini che correvano dietro a uno strano oggetto che ora sapeva chiamarsi “palla”; ma non solo: gli davano dei calci, se lo contendevano, facendo con i piedi quelle che a volte sembravano quasi delle acrobazie, mandandolo avanti fino a riuscire a spingerlo dentro una porta approssimativa fatta di legno e di rete. Ciccio rimase incantato a guardarli, fino a quando non sentì la voce della sua mamma che lo chiamava per la cena. Controvoglia, si allontanò dal computer, ripromettendosi di ricollegarsi quanto prima. A cena, poi, con i suoi genitori, non riuscì a star zitto e raccontò loro quanto aveva scoperto.

– “Ho scoperto dei giochi mai visti…”- spiegò eccitatissimo e con la faccia tutta rossa per l’emozione – “insomma non come i nostri… cioè, voglio dire, ho scoperto che in passato i bambini non stavano sempre davanti al computer… almeno, da quello che ho visto io, sembra che si incontrassero in qualche posto, addirittura all’aperto, per fare dei giochi strani, non come quelli che facciamo noi, non da seduti tramite il computer e “Sempreinsieme.it” ma vicini davvero, fianco a fianco, per correre dietro uno strano aggeggio che rotola e che può essere preso a calci o lanciato per aria o che si può far rimbalzare o…”

Per carità” – lo interruppe la mamma – “stare vicino ad altri bambini? – ma ti immagini quanti germi? E poi non è più comodo e divertente giocare da casa?

Giocare tramite computer sviluppa le tue qualità. Ti rende più attento, più accurato, più rapido e anche più…più civile ecco! A fine partita, poi, si discute sui risultati, ma senza mai litigare o scalmanarsi…”

Eppure mi piacerebbe così tanto provare” – fece deluso Ciccio – “o almeno vedere da vicino un oggetto così strano, semplice ma versatile con cui, secondo quello che ho letto, si può giocare per ore.”

Ma anche al computer puoi giocare per ore” intervenne il papà – “e poi ci sono i simulatori per tutti i giochi e gli sport che vuoi…insomma che bisogno hai di un oggetto vecchio, obsoleto e fuori moda?”

Ma Ciccio non si convinceva facilmente e più tardi, a letto, non riuscì a prendere sonno; bisognava assolutamente saperne di più…Ma si! Forse la nonna avrebbe potuto aiutarlo: con i suoi 130 anni era la persona più anziana di tutta la comunità e se c’era qualcuno che poteva conoscere qualcosa di quei giochi così particolari, era sicuramente lei. Appena sveglio, il giorno dopo, si collegò con lei, occupatissima nella pulizia dei suoi fiori bionici.

Caro mio, non ne so quasi niente.” – disse la nonna – “Mi pare che mia nonna, nelle favole che raccontava, parlasse di qualcosa del genere, ma non ricordo più quasi nulla. Forse però possiamo fare un tentativo: so che esistono ancora dei vecchi negozietti dove si trovano tante cianfrusaglie… chissà, prova a collegarti…anzi no, non credo che abbiano un collegamento col Grande Computer Centrale…”

Allora come si fa per vedere quello che c’è?” chiese sbigottito Ciccio.

La nonna interruppe il suo lavoro e, quasi parlasse fra sé e sé, disse: “Mi sa che l’unico modo sarà quello di andare di persona”

Ma la mamma non vorrà mai per via dei germi e della polvere” – si disperò Ciccio – “ti prego, nonna, ci tengo tantissimo, trova la soluzione!”

E va bene, piccolo mio” – sospirò la nonna, con uno strano sorriso e un’espressione maliziosa negli occhi verdi – “per farti contento diventerò la tua compagna di monellerie…anche perché credo che una monelleria come questa non possa farti che bene; diremo ai tuoi genitori che ho bisogno di un essere accompagnata da un baldo giovane nei miei giri per antiquari. E aggiunse ridacchiando:“Sono una vecchietta così fragile!”

Detto fatto, quel pomeriggio stesso, i due si avviarono verso uno dei quartieri più vecchi del centro, non senza essersi prima cosparsi di un doppio strato di “Pellisopro: prima mi spalmi e poi ti copro”, una specie di pellicola traspirante spray che funzionava come una seconda pelle, sbarrando però la strada a microbi e agenti esterni nocivi.

La nonna camminava con passo spedito, come se sapesse già dove andare e lo condusse, attraverso vicoli e vicoletti di cui Ciccio non sospettava nemmeno l’esistenza, davanti a quello che doveva essere uno degli ultimi negozi non virtuali rimasto in città, con una strana insegna rossa e blu e con una scritta ancora più strana “IL TERZO LUOGO”.

Cosa vuol dire “Il terzo luogo”? – chiese Ciccio – entrando con la nonna nel posto più bizzarro che avesse mai visto, con scaffali alti fino al soffitto, pieno pieno di libri non virtuali di tutte le dimensioni e con cesti e vecchi bauli traboccanti di oggetti sconosciuti.

Shhhh! Non fare sempre domande…vedrai che prima o poi lo scoprirai da te.” – rispose la nonna, prima di rivolgersi a un signore che veniva loro incontro – “Ciccio, ti presento Mr. Dadù, il padrone di questo luogo delle meraviglie…buongiorno, noi cerchiamo un oggetto del passato, una “palla”. Ne ha mai sentito parlare? Ne esiste ancora qualcuna?”

Una palla…si, è proprio un vecchissimo gioco che usava centinaia di anni fa.” – rispose il vecchio signore – “Pare che bambini e grandi si divertissero moltissimo se ne avevano una a disposizione; ma poi, con la comparsa dei primi computer con i loro giochi, è stata piano piano messa da parte, e così le aziende ne hanno sospeso la produzione; nel tempo, gli esemplari ancora esistenti si sono bucati e sono definitivamente scomparsi.”

Noooo! – si lamentò Ciccio – “non mi dica che non ne esistono più!”

Sei fortunato” – disse con un sorriso il vecchio signore – forse, in cima allo scaffale che vedi lì, alla tua sinistra, ho ancora qualcosa. Vediamo un po’…”

Così dicendo, Mr. Dadù si arrampicò con una insospettabile agilità per un’altissima scala, raggiungendo la sommità dello scaffale indicato poco prima. “Lo sapevo!” – esclamò esultante scendendo dabbasso – “eccola qui” e mostrò a nonna e nipote un oggetto di gomma bianca e nera, di forma sferica. Ciccio era emozionatissimo, tese una mano per sfiorarla, ma Mr. Dadù lo fermò.

No” – gli disse – “prima devi imparare ad usarla; vediamo un po’, dovrei avere un libro antico, con tutto quello che serve….” e, così dicendo aprì un libretto pieno di immagini. Ciccio riuscì a leggerne il titolo “Il Gioco del Calcio: teoria e pratica”, prima di essere rapito dalle vecchie foto ingiallite di ragazzini come lui, nelle posture più strane, che colpivano una palla del tutto uguale a quella trovata da Mr. Dadù.

Ecco, prima di tutto bisogna andare all’aperto” – disse Mr. Dadù, muovendosi rapidamente verso il fondo della stanza – “Andiamo, dal retrobottega si accede al cortiletto interno del negozio”. “Questo posto è pieno di sorprese” – pensò Ciccio quando si ritrovò nel cortile – “Non esistono più posti come questi; stiamo tutti chiusi nei nostri grattacieli, con le nostre finestre sigillate e le terrazze interne schermate…” ma i suoi pensieri furono interrotti da Mr. Dadù – “Vieni, adesso mettiamo la palla per terra; tu non devi far altro che prendere la rincorsa e poi colpirla con il piede destro. Su, non preoccuparti – aggiunse, cogliendo un po’ di imbarazzo nel ragazzino – “vedrai che ce la farai, basta essere decisi e agire con sicurezza”.

Ciccio era veramente turbato; questa volta non si trattava di muovere le dita velocissimamente, bisognava essere abili e precisi e colpire la palla col piede davvero, senza mancarla. Così, con il cuore che batteva a cento all’ora, fece proprio come gli aveva suggerito Mr. Dadù: si concentrò su quello che stava facendo, prese la rincorsa…e colpì la palla.

Immediatamente, fu come se fosse stato trasportato in un’ altra dimensione, come se non fosse stato più lui. Sentiva una gran confusione dentro e fuori di sé. Gli sembrava di trovarsi in un posto aperto e sconosciuto e di sentire intorno a sé delle urla; addirittura gli sembrava che tantissima gente invocasse il suo nome. In un attimo, si ritrovò in una situazione completamente nuova: veniva abbracciato, quasi sommerso da tanti altri bambini, ma soprattutto sentiva dentro di lui una felicità mai provata, mista di orgoglio, gioia, soddisfazione, senso di appartenenza a quel gruppo di ragazzini che non finiva di acclamarlo, che lo toccava, lo stringeva e lo portava in trionfo. Ad un tratto tutto fu chiaro: la palla che aveva tirato era carica di tutte le sensazioni dei bambini che ci avevano giocato prima di lui; aveva ricevuto – e mantenuto – tutti i loro ricordi, insieme con l’ apprensione, l’eccitazione e la commozione che avevano provato prima, durante e dopo ogni partita. Capì allora che grande regalo gli aveva fatto la nonna, portandolo in quel negozio incantato e capì anche il suo nome. “Il terzo luogo” non era il luogo della realtà e non era neanche il luogo fantastico dei sogni e dei castelli in aria; era molto,molto di più, era un luogo senza tempo e senza spazio, un luogo che apparteneva a tutti e dove tutti potevano entrare purché avessero la chiave giusta: era il luogo delle emozioni!

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IL COMMIATO
di Cecilia Romano

La ragazza entrò nel bar, si guardò intorno qualche istante, poi si diresse verso un tavolino,davanti ad una vetrata con vista sul mare, si sedette ed estrasse il libro di Bunker dallo zaino. Il rituale era sempre lo stesso: ogni volta che stava per finire un libro, quando arrivava il momento di doverlo lasciare e abbandonare così tutti coloro che l’avevano accompagnata nelle ultime settimane, sceglieva un posto dove poter bere un bicchiere di vino che avesse il sapore di ciò che stava leggendo. Voleva che le restasse in bocca e nel cuore il sapore dei luoghi in cui era stata, anche se solo con la mente. Aveva bevuto vino fruttato per salutare Graziella che sapeva di zucchero e cannella e Pisco per lasciare le mani di Paula, vino aspro e forte per accompagnare Ilona sotto la pioggia, un Chianti per allontanarsi dalle libere donne di Magliano.

La scelta del posto non era casuale ma neppure studiata, si affidava all’istinto. Come quando sceglieva un libro. Anzi lei sosteneva che fossero i libri a scegliere lei. Varcava la soglia della libreria come se entrasse in una chiesa, silenziosamente; parlava a voce bassa, passava tra i tavoli e gli scaffali accarezzando le copertine; a volte ne prendeva qualcuno fra le mani, lo apriva e lo annusava. Ecco, poteva essere qualcosa nell’odore, o nel fatto che sporgesse dalla fila in cui era inserito o che cascasse a terra proprio mentre lei passava; uno di questi o altri segnali e lei sosteneva che il libro l’aveva scelta. E lo comprava. Certo succedeva anche, più raramente, che entrasse nel negozio con un’idea precisa ma se per caso il libro in quel momento non c’era, di certo non s’affannava a cercarlo altrove, si diceva semplicemente che non era quello il momento giusto di leggerlo.

Adesso era giunto il momento di sapere che ne sarebbe stato di Max Dembo, che vino scegliere per sentire il sapore della sua paura. Decise per un rosso, corposo; le fu servito in uno di quei bicchieri da osteria, di vetro spesso, un po’ dozzinali. La cosa le piacque: Max non ne avrebbe avuto fra le mani di migliori in quel momento. Fece un movimento brusco e un po’ di vino si versò sulle pagine del libro tingendole di rosso.

C’’era stato un tempo in cui nessuno avrebbe saputo dire se avesse letto davvero il libro che diceva di aver finito tanto era maniacale la cura con cui lo teneva tra le mani: ne foderava la copertina affinché non si sciupasse, sfogliava le pagine delicatamente avendo cura che non si formassero piegature, addirittura non lo apriva mai più di quel tanto che ne permettesse la lettura. Ne testimoniava l’appartenenza solo il nome che scriveva, a caratteri piccoli e leggeri, in fondo a destra, sulla prima pagina bianca.

Adesso i suoi libri erano pezzi di vita, sottolineava marcatamente, anche se sempre in matita, parole o intere frasi che, in quel momento della sua vita avevano un significato forte e per questo scriveva la data precisa ,il mese ,il giorno, affinché a distanza, potesse ricordare quando e perché avesse segnato così furiosamente quelle parole. Piegava le pagine, vi inseriva fiori e recensioni e, soprattutto, li macchiava sempre del vino che stava bevendo.

Era stata una falanghina quella che aveva bevuto per le lettere che Jane scriveva ad Aldo da Capri, Porto per l’ultimo articolo di Pereira. Aveva scelto un vino bianco fermo e forte per il pescatore Santiago e un vino rosso e caldo per gli amici del Whistle Stop Cafè; un retrogusto amaro era quello che serviva per Shylock, vittima del suo stesso inganno.

Max Dembo ora l’attendeva, sulle strade di Tulsa; che ne sarebbe stato di lui l’avrebbe scoperto di lì a poco, leggendo le pagine informi e rosate del libro che aveva tra le mani.

Cecilia Romano


 

Bottega o cultura: non sempre esiste il problema”
Oggi siamo abituati a pensare al "Bottegaio" come ad un uomo grassoccio e rubicondo con SUV, amante, casa al mare e con una moglie paffuta, dal colorito rosso e ampiamente incollanata. Oppure snella, tutta Beauty Club e comunque sempre incollanata.
Ma non è sempre stato così, e talvolta non lo è ancora oggi. In passato un certo Giotto andò "a bottega" da un bottegaio di nome Cimabue. E il risultato lo conosciamo tutti. Scendendo poi dal'Empireo dell'arte alla vita quotidiana, quanti sono gli artigiani (chi li trova li paga a peso d'oro) che hanno imparato il mestiere nella bottega di un esperto?
Di botteghe, come di uomini, ce ne sono di tanti tipi. A me piace la bottega dove non vai per comperare qualcosa con il denaro (che meravigliosa e malefica invenzione il denaro), ma quella dove vai per acquisire qualcosa.
E in questa bottega, chiamata Il Terzo Luogo (che bello trovare qualcuno che non vuole essere il primo a tutti i costi, ma si sazia del secondo o terzo posto!) puoi acquisire (acquistare) tante cose: compagnia, consigli, informazioni, persino libri.
Confermo l'opinione di quello scrittore. I due bottegai sono due folli, ma che Dio benedica certe follie. E comunque, un'idea come questa, solo loro due potevano farla funzionare.
   Perciò, per il primo compleanno, In bocca al lupo, con tutto il cuore, da Oriele B.


Il terzo luogo


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